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lunedì 3 giugno 2013

Le inesibibili conclusioni della mia tesi

Queste sono solo le conclusioni della mia tesi di laurea in ing. ambientale. L'argomento è la verifica di assoggettabilità a Valutazione Ambientale Strategica, procedura introdotta tramite D.lgs 152/2006 a seguito della direttiva 42/2001 CE.
Per come la vedo io il "parere" che ho espresso era motivato tecnicamente. La tesi parlava di leggi. Le leggi tutelano dei valori.... insomma una tesi è qualcosa che va motivato, è un'affermazione. Ho dovuto togliere queste conclusioni dal mio lavoro, perchè mi è stato detto che erano troppo personali... 
Almeno però posso metterle nel mio blog...

<< Cap. 7 Conclusioni

Nell’introduzione al presente lavoro abbiamo scritto «il rapporto preliminare per la verifica di assoggettabilità a VAS è solamente un documento che ha lo scopo di prendere la decisione sul sottoporre o meno il Piano/Programma a VAS. Questa decisione viene presa in base al fatto che esistano o meno effetti significativi sull’ambiente dovuti all’attuazione del Piano/Programma. Il problema è che stimare l’impatto in realtà implica una misurazione e quindi un livello di studio che è superiore a quello base per un’analisi che sia da ritenersi solo preliminare. D’altra parte non ha molto senso stimare un impatto in maniera solo qualitativa....». 
Al paragrafo 3.5 abbiamo commentato i criteri e sollevato alcune questioni specifiche in merito alla modellazione dei sistemi oggetto di studio, disponibilità di studi specifici su alcune tematiche, processi di gestione degli effetti nel contesto territoriale di riferimento, impatto transfrontaliero, disponibilità di dati territoriali su diverse scale per i diversi temi ambientali....

Nella pratica esiste anche una criticità che riguarda l'integrazione tra le procedure. 
Infatti, ad esempio, da un lato le procedure urbanistiche comunali prevedono che un piano attuativo venga proposto presentando un progetto che possiamo definire "definitivo" e che va presentato prima della verifica di assoggettabilità a VAS. 
Dall'altro la procedura preliminare di verifica di assoggettabilità a VAS di un piano rappresenta una fase in cui le scelte strategiche non sono ancora consolidate e quindi possono essere rimesse in discussione. 
Appare evidente che l’applicazione del decreto legislativo 152/06, introducendo la verifica di assoggettabilità  a VAS, nel caso dei piani attuativi rimette in discussione i progetti "definitivi" appena dopo che siano stati presentati. Pertanto, considerando che il decreto è abbastanza recente, di certo la procedura autorizzativa dovrà essere rivista in modo da consentire al progettista di presentare un progetto preliminare non consolidato ma orientato alla verifica di assoggettabilità.  
Un'altra criticità è data dal fatto che un piano attuativo non comprende informazioni sulle tipologie edilizie ed impiantistiche, ma in fase di valutazione dell'impatto, ovvero nella verifica di assoggettabilità del piano, queste informazioni sono necessarie. 
Quindi è chiaro che ciò che viene richiesto da un comune ai fini dell'autorizzazione di un piano attuativo non basta a soddisfare le richieste che invece riguardano il piano in fase di verifica di assoggettabilità. 
Ciò che servirà quindi, in attesa di una procedura "accorpata" e semplificata, è una progettazione di tipo integrato che possa soddisfare in ogni caso sia le richieste comunali sia quelle della fase di verifica preliminare.
D'altra parte non è possibile pensare di poter ancora progettare come si è fatto finora ovvero senza tener conto dell'impatto che poi il piano avrà in termini energetici e di inquinamento. Sono proprio gli effetti di questa progettazione incompleta ad averci portato a vivere i problemi attuali.
Di fronte a queste criticità e contraddizioni di tipo procedurale è la politica a dover fornire una risposta in grado di soddisfare quanto prescritto dall'Unione Europea.
Un tecnico può solo rispondere alle domande che gli vengono poste, cercando di lavorare in maniera da economizzare le risorse. Ma bisogna anche metterlo in condizione di poter lavorare seriamente.
Quanto al rapporto preliminare per la verifica di assoggettabilità, esso dovrebbe essere uno strumento che viene utilizzato sempre rimanendo in sicurezza; ovvero secondo noi, la verifica di assoggettabilità a VAS dovrebbe avere esito negativo solo raramente. Magari in casi di variazioni marginali di un piano. La realtà è complessa e il rapporto preliminare è uno strumento troppo debole per poterla valutare, cosa che va fatta scrupolosamente. È il rapporto ambientale, interno alla procedura di VAS, uno strumento più adatto a tale scopo. Ovviamente questo rappresenta il vero problema poiché sappiamo che entrare nella procedura di VAS comporta uno sforzo economico notevole e un rallentamento della tabella di marcia. Chi non vorrebbe bypassare la VAS? 
Vogliamo fornire un esempio che ci sembra calzante. 
Se un paziente va dal suo medico di base per un controllo egli cercherà di fare una diagnosi preliminare al termine della quale stabilirà, secondo dei parametri, se il paziente va curato pesantemente, visitato ulteriormente o mandato a casa perché sano. 
Ebbene chiunque vorrebbe semplicemente sapere di essere sano. Ma, sulla base dell’esperienza del medico, che comunque è basata su valutazioni soggettive/oggettive, qualitative/quantitative, ed è certamente soggetta a errori, potrebbe venire fuori che il paziente ha bisogno di altre attenzioni. È antieconomico, è un dispendio di tempo ed energie. Ma lo si fa, per salute. 
Il medico è una figura professionale che si occupa della salute del paziente. 
Il medico, prima di diventare tale, presta giuramento, il giuramento di Ippocrate.
La medicina è una scienza. 
C’è chi si occupa della salute delle persone, chi di quella dell’ambiente.
La premessa necessaria all’attuazione di qualsiasi legge è che tutti gli attori coinvolti ne condividano lo scopo. Sotto tale ipotesi ciascuno cercherà di attuarla al meglio poiché comprende che realizzare quanto prescritto vuol dire tutelare chiunque. Questa premessa non è utopica, è realistica ma necessita di una volontà culturale. E’ il giuramento di Ippocrate di chi deve occuparsi di tutelare l’ambiente. E nel caso in cui una legge non sembri essere condivisibile, bisognerebbe adoperarsi affinché essa venga modificata, non decidere di aggirarla.
La Direttiva europea fissa delle linee guida che tutti i cittadini dell’unione dovrebbero conoscere per farle entrare nella propria cultura. Il cambiamento che si propone di attuare non è solamente tecnico, ma vuole essere una deviazione dal binario prettamente economico che la società sta percorrendo, verso una dimensione diversa in cui bisogna tutelare anche l’ambiente. Questo è accaduto ora che la salute dell’ambiente è ad alto rischio. Le famose analisi multicriterio in cui si assegna un peso diverso a ciascun settore sono sempre state sbilanciate sull’economico. Certo senza una convenienza economica non è possibile realizzare un’idea, ma senza lungimiranza, senza dare un maggior peso anche al resto, siamo arrivati al punto in cui ci troviamo adesso. Il frutto di ciò che è stato fatto è questo. La crisi che stiamo vivendo è dovuta alla nostra cultura. Adesso bisogna cambiarla se non vogliamo che il futuro continui a precipitare. Lo sviluppo sostenibile era consigliato. Adesso è imposto, se vogliamo sopravvivere. La direttiva prescrive di agire con maggiore scrupolo, dando così la possibilità alle generazioni future di ricevere una risorsa che sia ancora utilizzabile e un futuro che non sia definitivamente compromesso. E’ necessario che vengano riscritti i principi che vanno rispettati anche per mezzo della tecnica. Questo comporta un maggiore sforzo economico? È la multa che va pagata per non aver agito prima, quando veniva data la possibilità di scegliere e veniva scelto di non tutelare il futuro. Adesso ne abbiamo l’obbligo>>. 

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